L’Anfiteatro romano di Rimini

L’Anfiteatro romano di Rimini è stato eretto nel corso del II secolo d.C. e utilizzato essenzialmente per spettacoli gladiatori. Per il municipium di Ariminum, anticamente situato al confine nord della Repubblica romana e che già era arricchito da un teatro per le rappresentazioni e dal famoso Ponte di Tiberio (che, tra l’altro era stato iniziato da Augusto), l’anfiteatro segnò un passo avanti nel “rango” della città. Come era tradizione per questo tipo di edifici l’anfiteatro fu costruito perifericamente rispetto alla città, approfittando, in questo caso, della vicinanza del mare per una più spettacolare resa emotiva.

La sua funzione di luogo per combattimenti gladiatori non resistette a lungo. Già nel tardo impero l’anfiteatro fu incorporato nelle mura che venivano erette per resistere alle sempre più minacciose invasioni dei barbari e assunse una funzione militare di struttura adattata a forte. La facciata esterna che fronteggiava il mare ebbe chiuse le arcate per un fronte di ben 63 metri. Non era peraltro questa una novità se ricordiamo come l’anfiteatro castrense di Roma sia stato inglobato nelle mura aureliane.

L’altra funzione, comune a quella di tanti monumenti dell’antichità romana, fu quella di “cava” di pietre e laterizi ben squadrati, ottimi, in tempi di ristrettezze economiche, per la costruzione di altri edifici.

Persa la funzione ludica, e non essendo costantemente necessarie le funzioni di difesa, l’anfiteatro, la cui struttura chiusa e massiccia era singolarmente adatta, divenne anche sede del lazzaretto. In epoca medievale, il grande edificio era già ridotto a un immane cumulo di rovine, circondato da terreni abbandonati e, se non incolti, limitati a poveri orti.

Nel 1843, per opera dello storico della città Luigi Tonini (1807-1874) i resti della costruzione furono nuovamente riportati parzialmente alla luce. Cento anni dopo, durante la Seconda guerra mondiale Rimini subì pesanti bombardamenti e gravissimi danni; l’area dell’anfiteatro fu destinata a deposito di macerie e su gran parte di essa sorse il CEIS (Centro Educativo Italo Svizzero).

Per arrivare ad un vero programma di restauro e valorizzazione della struttura e dell’area circostante si dovette giungere agli anni sessanta del secolo scorso. Oggi l’anfiteatro ospita manifestazioni e spettacoli che possono fornire alternative di divertimento e culturali alle classiche giornate sulla spiaggia o in discoteca.