Castello malatestiano di Longiano

Il castello malatestiano di Longiano sorge sulla sommità del colle (m 177) sul quale si dispone ad avvolgimento il centro storico, ancora cinto dalle mura malatestiane. La fortificazione, a pianta trapezoidale, si staglia per la pronunciata dimensione verticale del corpo di fabbrica orientale, dove due massicci torrioni quadrangolari angolari fanno blocco con l’elemento di raccordo sopraelevato in età recente. È sede della fondazione “Tito Balestra” che conserva un’importante collezione di opere di artisti del Novecento.

Si entra nella corte castellana da una porta ad arco fiancheggiata da un’alta torre, il maschio, aperta verso la sommità da grandi finestroni a tutto sesto, e marcata in cima da larghe merlature. Entrati nel recinto, si nota un pozzale del primo Cinquecento, testimone della breve occupazione veneziana. Sulla facciata sono affisse le misure lineari e del materiale laterizio in una lastra d’arenaria scolpita nel 1624.

All’interno quella che fu la sala del consiglio comunale e l’ex sala della giunta sono decorate da pitture ottocentesche opera di Giovanni Canepa e Girolamo Bellani con i personaggi illustri di Longiano: Sebastiano Fausto latinista, Girolamo Ferri maestro di Vincenzo Monti, Giulio Belli musicista del Cinquecento, Giovan Battista Paroletti teologo e giurista. La fondazione che qui ha sede è dedicata al poeta longianese Tito Balestra (1923-1976) e si compone di oltre 2000 opere fra oli, grafiche e sculture. È ben rappresentato il Novecento italiano, con, fra gli altri, esemplari di Mafai, Rosai, De Pisis, Sironi, Morandi, Guttuso, Vespignani, e soprattutto un assai cospicuo nucleo di opere di Mino Maccari. Sono anche presenti Goya, Chagall, Kokoschka, Matisse. La fondazione promuove attività di ricerca sull’arte moderna e contemporanea ed anche convegni sulle arti visive e la letteratura del Novecento.

Si ha notizia di un Castrum Lonzani concesso nel 1059 dalla Chiesa riminese a tal Everardo da Rimini. Nel 1164 e nel 1185 appartiene al monastero di S. Apollinare in Classe; nel 1199 è sottomesso a Rimini e l’anno dopo è distrutto dai Cesenati. Rifortificato dai Riminesi, nel corso del Duecento è prima della Chiesa riminese poi del Comune di Rimini. Ripreso dalla Santa Sede nel 1303 è concesso Pietro di Narni al quale fu sottratto da Galeotto Malatesta nel 1332. Nel 1371 è ripreso dal Comune di Rimini e assalito nel 1387 da Giovanni Ordelaffi di Forlì. In seguito, in possesso dei Malatesta, è preso e saccheggiato da Francesco Piccinino e poi nel 1462 è tolto ai Malatesta da Federico da Montefeltro. Ripreso dal Comune di Rimini, è occupato da Cesare Borgia nel 1502. Al Borgia subentrano i Veneziani per un paio d’anni che però ben presto (1506) sono costretti a lasciarlo a papa Giulio II. La Chiesa lo infeuda poi, nel 1519, al conte Guido Rangoni di Modena. In seguito, perduta ogni funzione militare, subisce modifiche e adattamenti per una funzione residenziale; è restaurato negli anni 1862 e 1863, essendovi insediato il municipio. Rimane residenza del Comune sino al 1989.