Il mulino di Pontevecchio

Il mulino di Pontevecchio fu costruito alla fine del XV secolo su probabile progetto di Francesco Paciotti (1521 – 1591) primo conte di Montefabbri (1578); insieme al ponte sul Foglia rappresentava un’importante infrastruttura del Ducato di urbino. La struttura comprendeva, oltre ai locali di molitura, l’abitazione del mignaio. Proprietaria dell’immobile al tempo era la duchessa Elisabetta, moglie di Guidobaldo I° duca di Urbino. Nel 1647 il conte di Montefabbri, Guidobaldo Paciotti, acquistò il molino da Vittoria della Rovere, ultima duchessa di Urbino.

I conti Paciotti ampliarono il vecchio molino rinascimentale. Nei suoi locali vi era l’osteria, l’officina del fabbro e inoltre, per mitigare la penuria di cibo che caratterizzava le annate di scarso raccolto, Guidobaldo istituì “il monte frumentario”. Il 4 settembre 1683 il conte Guidobaldo morì; non avendo figli nominò erede il nipote Carlo Emanuele, figlio di Federico. Il conte Carlo Emanuele morì nel 1711 e a lui successe il figlio Federico.

Federico Paciotti morì nel 1744, senza eredi nell’area maschile e la proprietà del molino tornò ad Urbino. Dalla metà del 1800, epoca in cui si diffondeva il fenomeno del banditismo, Pontevecchio fu scenario delle azioni brigantesche della “Banda Grossi”. Nel 1875 il molino fu ampliato per incrementare la produzione di farina ed altre attività connesse all’edificio ad acqua ed ai suoi macchinari. I nuovi proprietari Ridolfini-Carboni, nel 1927 installarono accando al molino per il grano originario, una turbina Calzoni, produssero energia elettrica e costruirono le linee nella valle del Foglia e fino a Morciano di Romagna.

Nel 1945 il ponte fu bombardato durante la seconda guerra mondiale ed il molino saccheggiato di viveri.
Il Comune di Colbordolo, la Provincia e l’Ente Regionale per l’abitazione Pubblica nel 2005 rilevarono la proprietà per il recupero e la costituzione del centro visite mulino di Pontevecchio.