La colonia marina ENEL

Oggi completemaente abbandonata, la Colonia Enel di Riccione, progettata da Giancarlo De Carlo, era una colonia a misura di bambino, molto diversa da quelle “strutture di controllo” costruite lungo le coste italiane durante il fascismo.

Negli anni a cavallo tra le due guerre il ruolo sociale dato all’architettura dal regime fascista si palesa anche nelle colonie estive. Agli ospizi marini si sostituiscono forme architettoniche atte ad esaltare il primato del rigore, del controllo e della disciplina. Nel secondo dopoguerra, con la fine del fascismo e la diffusione di antibiotici nella lotta contro la tubercolosi, la tipologia architettonica delle colonie marine muta nuovamente, da autoritaria ed oppressiva diventa più partecipativa.

È in questo contesto che si inserisce la Colonia marina ENEL di Riccione, progettata da Giancarlo De Carlo. Opera poco conosciuta e valorizzata nell’ambito della produzione dell’architetto genovese, l’edificio si inserisce in quella tendenza che negli anni Cinquanta e Sessanta mette al centro della rappresentazione architettonica la partecipazione del bambino alla vita di gruppo nella colonia stessa. L’organizzazione dei volumi in pianta rompe decisamente con il carattere unitario e autoritario delle architetture marine precedenti e con la maggior parte di quelle coeve.

In anni recenti diverse organizzazioni e istituzioni private si sono adoperate per scongiurare una possibile demolizione della Colonia ENEL, che nel 2005 è stata inserita nel Registro delle opere di architettura di qualità del secondo Novecento in Emilia-Romagna. Queste fotografie testimoniano l’attuale stato di degrado architettonico in cui versa oggi il manufatto.

(Testo tratto da: domusweb.it)