La Romagna

La Romagna (Rumâgna in romagnolo) è una regione storica, geografica e linguistica dell’Italia settentrionale che per quasi la sua totalità forma insieme all’Emilia la regione amministrativa dell’Emilia-Romagna. Geograficamente fanno parte della Romagna anche alcune zone della Provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche, parte della città metropolitana di Bologna, storicamente sono comprese parte della città metropolitana di Firenze, alcune zone della provincia di Arezzo in Toscana e la Repubblica di San Marino.

Le città principali per importanza storica sono Ravenna, che fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente e dell’Esarcato d’Italia; Faenza, nota per la produzione di ceramica; Rimini, caposaldo nonché centro viario romano; Forlì, città dal medioevo ghibellino, sede degli Sforza, dal Novecento caratterizzata come città di Benito Mussolini; Cesena, che fu l’unica città romagnola a possedere un’università.

Il toponimo Romagna deriva dal tardo latino Romània (e in greco bizantino Ρωμανία) e risale al VI secolo d.C., quando l’Italia fu divisa tra aree soggette ai Longobardi o all’Impero Romano d’Oriente. “Romània” assunse quindi il significato generico di “mondo romano” (in opposizione a quello longobardo). Con la creazione dell’Esarcato d’Italia (con capitale Ravenna), il termine assunse poi un’accezione geograficamente determinata, indicando la parte della penisola rimasta legata all’Impero romano.

STORIA

La Romagna fu abitata già dall’epoca preistorica, come dimostrano molti ritrovamenti. Uno dei siti archeologici più interessanti è Monte Poggiolo (nel comune di Castrocaro), dove sono stati ritrovati, a partire dal 1983, migliaia di reperti archeologici risalenti a circa un milione di anni fa.

I più antichi abitanti dell’attuale Romagna di cui si hanno testimonianze archeologiche furono gli Umbri e gli Etruschi. Si deve ai primi la fondazione di Sarsina; i secondi fondarono Verucchio e Rimini. A partire dal IV secolo a.C. il territorio fu conquistato da un popolo che dette un’importante impronta alla Romagna: i Celti. Tra le numerose tribù celtiche che scesero in Italia, sono da elencare Senoni, i Lingoni, e i Boi.

La permanenza dei Celti fu minacciata, a partire dal III secolo a.cC, dalla potenza dei Romani. Celti e Romani si scontrarono per la prima volta nel 295 a.C. a Sentino dove, seppur con gravi perdite, vinsero i Romani. Successivamente iniziò il tramonto dei Senoni, che pochi anni dopo furono definitivamente sopraffatti. Nel 225 a.C. l’esercito romano sconfisse una coalizione di popoli celtici nella battaglia di Talamone, aprendo la strada alla completa colonizzazione della Pianura padana.

Tra il 191 al 187 a.C. viene costruita la via Emilia tra Rimini e Piacenza. Giulio Cesare il 10 gennaio del 49 a.C. attraversò il fiume Rubicone (o il Pisciatello) alla testa di un esercito, violando apertamente la legge che proibiva l’ingresso armato dentro i confini dell’Italia e dando il via alla seconda guerra civile, pronunciando la celeberrima frase: Alea iacta est.

Dopo Cesare e il successivo potere augusteo, il ruolo di Ravenna accrebbe considerevolmente. A 5 km dalla città fu costruita, negli ultimi anni del I secolo a.C., una base militare navale (Classis Ravennatis). Vi fu stanziato il quartier generale della flotta imperiale da cui dipendeva il controllo di tutti i bacini del Mediterraneo orientale. La presenza del porto ebbe positivi riflessi economici: Ravenna divenne un polo di attrazione per i commerci della pianura limitrofa. Nell’anno 402 la città venne scelta come sede della corte imperiale diventando la capitale della parte occidentale dell’impero romano e restandolo fino alla caduta di quest’ultimo nell’anno 476.

L’invasione decisiva per le sorti dell’Italia fu quella dei Longobardi (568). La penetrazione longobarda cambiò la storia della penisola: per la prima volta dopo secoli l’Italia si ritrovò divisa: da una parte i possedimenti longobardi; dall’altra i territori romano-bizantini. Questi ultimi furono riuniti nell’Esarcato d’Italia con capitale Ravenna. Nei secoli successivi l’Italia bizantina fu autonomamente governata dall’Esarca di Ravenna con leggi, lingua e costumi romano-bizantini. La Romagna restò come una sorta di isola rispetto al restante territorio italiano.

Dopo una fase di alterne vicende nel controllo politico della Romagna tra i Longobardi e l’esarca di Ravenna, i Longobardi conquistarono Ravenna (751), ponendo fine all’Esarcato. L’intervento dei Franchi, chiamati da papa Stefano II fu decisivo per la storia della penisola nei secoli successivi: il re Pipino il Breve, invece di restituire i territori all’imperatore di Costantinopoli, li donò alla Santa Sede, ponendo così inizio allo Stato Pontificio. Per la Romagna iniziò un lunghissimo periodo (oltre mille anni) di storia all’interno dello Stato della Chiesa.

Nel XII secolo le istituzioni comunali si diffusero in tutte le città romagnole. Tutta la Romagna era ricompresa nella Provincia Romandiolæ, una delle cinque province dello Stato Pontificio (comprendeva tutto il territorio dal fiume Foglia al Panaro). Nel corso del XIII secolo infuriarono le lotte tra guelfi (fedeli al papa) e ghibellini (contrari al papa e alleati con l’imperatore del Sacro Romano Impero). Nel Medioevo, i principali centri della Romagna raggiunsero il numero di sette: Ravenna, Forlì, Rimini, Faenza, Cesena, Imola e Lugo. Tali rimasero fino ai giorni nostri.

Tra il 1499 e il 1500 Cesare Borgia, su mandato di papa Alessandro VI, sconfigge una dopo l’altra le signorie delle città romagnole, a cominciare da Forlì e Imola. Il Papa lo proclamò “Duca di Romagna” ed il Borgia pose a Cesena la sua capitale; nel 1507, il ducato viene smembrato e la Romagna rientra nello Stato Pontificio. Negli anni quaranta la Provincia Romandiolæ fu suddivisa in due: da una parte Bologna e dall’altra la Romagna. Al territorio romagnolo venne conferito ufficiale riconoscimento con la nascita della Legazione di Romagna. Nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis configurò un nuovo assetto degli equilibri tra gli Stati italiani. I territori a sud del Po furono suddivisi tra: Farnese (duchi di Parma e Piacenza), Estensi (duchi di Ferrara, Modena e Reggio) e Stato Pontificio (Romagna). Fu un assetto stabile, che rimase immutato per circa tre secoli.

Nel 1796 i francesi di Napoleone invasero la penisola. La Romagna fu suddivisa in due circoscrizioni: il Dipartimento del Pino (con capoluogo Ravenna) e Dipartimento del Rubicone (con capoluogo Forlì). La “capitale” della Romagna napoleonica fu Forlì. Napoleone significò anche sommi torti: nel 1800 il Bonaparte chiuse l’Università di Cesena (vecchia di cinque secoli) in parte per non dare concorrenti a Bologna e in parte per fare uno sgarbo a Pio VI, pontefice di origine cesenate irriducibile avversario del generale francese. La parabola di Napoleone ebbe termine nel 1814 con la sconfitta contro la coalizione delle potenze europee.

Nel 1815 il Congresso di Vienna ripristinò lo status quo ante. La Romagna ritornò nello Stato della Chiesa. Con una modifica: al posto di una Legazione unica furono create due Legazioni: una con capoluogo Forlì ed una con capoluogo Ravenna. La prima metà dell’Ottocento fu scossa da frequenti ribellioni. La Romagna partecipò a tutti i principali moti che attraversarono il periodo: nel 1820-21, 1830-31 e nel 1848-49. L’esercito austriaco, che controllava militarmente i territori a sud del Po per conto del pontefice, represse le sommosse.

Nell’aprile del 1859, scoppiò la Seconda guerra d’indipendenza tra Regno di Sardegna e Impero austriaco. L’Austria, vedendo la sconfitta, richiamò in patria tutte le truppe impegnate all’estero. La Romagna fu quindi presa dall’esercito sabaudo. Fu avviata una riorganizzazione del territorio, che non aveva subito sostanziali modifiche dalla pace di Cateau-Cambrésis (1559). Per la Romagna le modifiche più importanti furono due: il passaggio del comprensorio di Lugo sotto Ravenna e il distacco di Imola, che fu aggregata a Bologna.

I plebisciti d’annessione al Regno di Sardegna dell’11 e 12 marzo del 1860 confermarono la situazione di fatto sancendo la fine del dominio pontificio in Romagna. Il 15 marzo, visti i risultati dei plebisciti, i territori vennero annessi definitivamente al Regno di Sardegna, che divenne, il 17 marzo 1861 Regno d’Italia. Sono noti i patrioti romagnoli, particolarmente forlivesi, dediti alla carboneria come Piero Maroncelli e Aurelio Saffi, triumviro della Repubblica Romana.

Nel 1923 dodici comuni del circondario di Rocca San Casciano, parte della cosiddetta Romagna toscana, già della provincia di Firenze passano alla Provincia di Forlì. Forlì e Predappio, in particolare, diventano importanti centri internazionali in quanto località di origine di Benito Mussolini. Numerose sono le testimonianze architettonico e urbanistiche del periodo. Forlì, tra la fine dell’Ottocento e la fine della Seconda guerra mondiale, era una delle prime città industriali d’Italia.

Coriano Ridge War Cemetery

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche la Romagna diede il suo contributo alla lotta di resistenza. In particolare, in provincia di Forlì nasce la prima repubblica partigiana, la repubblica del Corniolo. Nella primavera del 1944 i tedeschi avevano costruito una linea fortificata, denominata Linea gotica, che si estendeva da Rimini a La Spezia. La linea gotica costituiva l’ultima forte linea difensiva tedesca prima della pianura padana. Il 25 agosto del 1944 scattò l’Operazione Olive, la prima città liberata fu Rimini (21 settembre), mentre l’ultima fu Faenza (16 dicembre). Diversa invece la situazione di tutti i paesi a nord del Senio, che vivono un altro inverno di occupazione nazifascista e dovranno attendere, assieme a Imola e Bologna, l’aprile del 1945 per tornare liberi.

La battaglia politica per il riconoscimento costituzionale della Romagna, che non si era affermato con il regno sabaudo, tornò all’ordine del giorno dopo il 2 giugno 1946, entrando nei lavori dell’Assemblea Costituente. A sostenere l’autonomia romagnola furono personaggi come Aldo Spallicci, Giuseppe Fuschini, Emilio Lussu.

Nel 1989 furono avviati gli insediamenti universitari di Forlì, Rimini, Ravenna e Cesena, con l’attivazione dei primi corsi di laurea decentrati dell’Ateneo di Bologna.

Nel 1992 il circondario di Rimini fu eretto a provincia: la città divenne il terzo capoluogo romagnolo.

Nel 2006 (il 17 e 18 dicembre) si svolsero i referendum di annessione alla regione Emilia-Romagna di sette comuni dell’alta Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello), all’epoca inseriti nella provincia di Pesaro-Urbino. Tutte le consultazioni ebbero esito positivo. In attuazione dell’esito dei referendum, i sette comuni passarono dalla provincia di Pesaro e Urbino, e quindi dalla regione Marche, alla provincia di Rimini (legge 117 del 3 agosto 2009). Fu un fatto storico poiché per la prima volta una modifica territoriale tra due regioni avveniva in applicazione dell’art. 132 della Costituzione.