Santuario del Santissimo Crocefisso a Casteldimezzo

Il Santuario del Santissimo Crocefisso, di origine molto antica, di struttura romanica, sorge in una piccola piazza entro la cinta muraria di Casteldimezzo (sul Monte San Bartolo). Essa fu dedicata inizialmente al martire ravennate S. Apollinare (a testimonianza dell’influenza di Ravenna, che arrivava fino ai confini della chiesa pesarese); in seguito divenne così famosa da assorbire il titolo della chiesa di San Cristoforo ad Aquilam, vicino a Colombarone.

La facciata romanica, priva del rosone centrale, ancora evidenzia le tre arcate di cui era formato l’interno, completamente trasformato (l’ultima ristrutturazione venne effettuata intorno al 1980). Anche il campanile, pur conservando la sua forma originaria, fu rifatto nel 1957 perché colpito da un fulmine. La chiesa custodisce al suo interno una tavola in cui è dipinta la Madonna in trono con il Bambino e con i due Santi titolari della Chiesa: l’opera, restaurata nel 1966, è probabilmente di Francesco Zaganelli (1470-1531), pittore della scuola del Giambellino, al quale forse venne commissionata nel 1494 da Giovanni Sforza, in occasione delle sue nozze con Lucrezia Borgia. E’ rimasto anche, sull’altare maggiore, un miracoloso Crocifisso ligneo, risalente ai primi anni del sec. XV, scolpito da Antonio di Buonvicino (o Bonvisin) e dipinto dal veneziano Iacobello del Fiore, come si legge in una targhetta inchiodata alla base.

Attorno a questo crocifisso, noto come “Crocifisso venuto dal mare”, si narra una storia mista a leggenda, descritta in una lapide del 1652 collocata all’interno della chiesa. Secondo la leggenda, infatti, agli inizi del 1500 il crocifisso giunse dal mare racchiuso in una cassa, riuscendo a galleggiare miracolosamente dopo un naufragio, e andò ad arenarsi sulle rive dell’attuale spiaggia di Vallugola, tra Casteldimezzo e Fiorenzuola. I due castelli rischiavano di giungere alle armi pur di aggiudicarsi il crocifisso: fu così che gli abitanti, decisi ad affidarsi al giudizio divino, lo caricarono su un carro trainato da due buoi, lasciandoli liberi di andare dove volevano. La tradizione vuole che il carro si avviasse senza indugio verso Casteldimezzo, fermandosi proprio davanti alla chiesa. Al crocifisso vengono attribuiti numerosi miracoli, il più famoso dei quali è quello avvenuto il 6 maggio 1517, quando gli abitanti del castello trascorsero tutta la notte in chiesa, perché minacciati di saccheggio dalle truppe di Lorenzo dei Medici, messe allo sbaraglio da Francesco Maria I Della Rovere che le aveva sconfitte per riconquistare il Ducato di Urbino. Essendo stati salvati da quel pericolo mortale, gli abitanti di Casteldimezzo realizzarono, a memoria dell’evento, dapprima una cappella, poi, dopo il crollo di questa per un terremoto, una lapide ancora oggi visibile. La chiesa divenne ben presto meta di pellegrinaggio per molti fedeli, tanto che nel 1782 il Papa Pio VI concesse l’indulgenza plenaria a chi la visitasse in qualsiasi giorno dell’anno.

Rimasta chiusa nell’anno 2008 per restauro, viene riaperta il 5 aprile 2009.