Street art all’ex mattatoio

L’ex mattatoio di Riccione, abbandonato e in stato di degrado da anni, è diventato una galleria d’arte a cielo aperto di writers di strada, tra i quali spicca Michele Costa Enko, che con le loro bombolette hanno disegnato tutto il lungo muro di cinta.

E’ un’esposizione di scritte, murales, spray art e graffiti che merita sicuramente una visita. Ma non un’occhiata e via, come si suol dire, ma un percorso attento e fatto con la dovuta calma prestando attenzione alla creatività nell’inventarsi lettere dell’alfabeto in tre dimensioni e all’abbinamento del colore.

Un itinerario diverso ma certamente interessante per capire un po’ di più l’epoca che stiamo vivendo e il nuovo panorama di artisti di strada che credono nel loro lavoro e rispettano il patrimonio culturale utilizzando per le proprie opere muri di edifici in totale abbandono.

Enko

Michele Costa, in arte Enko, è famoso nella provincia di Rimini e nel territorio nazionale, anche grazie ad uno dei suoi lavori, il murales di 11 metri dedicato a Marco Simoncelli. Nel 1994 vinse in un concorso di skateboard un viaggio in California. In quell’occasione a Venice Beach vide un ragazzo che dipingeva con le bombolette spray e ne rimase folgorato. Iniziò a fare foto e a documentarsi scoprendo che quel ragazzo era uno dei writers più famosi al mondo. Così iniziò con pazienza, allenandosi su carta.

Il murales di Enko dedicato a Marco Simoncelli

L’input più grande glielo diede Basic, Lucio Bolognesi, un grande artista con il quale era cresciuto e con il quale ha tuttora un bel rapporto di amicizia. Anni fa la scena della gaffitart riminese era chiusa a Enko, Basic ed Eron, con il tempo la situazione si è evoluta. Negli anni conosce molti ragazzi tra cui Omar Trebbi, writer cattolichino, con cui ha dipinto tutto l’alveo cementato del fiume Ventena.

Il suo stile si basa su tratti netti, puliti, senza sbavature contaminato dalla sua passione verso i cartoni animati giapponesi. E’ uno dei primi in Italia ad avere trasmesso nei graffiti lo stile Japan, spesso il suo nome “Enko” assomiglia a ideogrammi giapponesi. Utilizza colori sgargianti come il verde e il viola e sfondi che danno un’idea di movimento. “Tutto quello che fa parte delle mia vita lo metto nei graffiti, su tutto ciò baso la mia tecnica”.