Villa Franceschi

Villa Franceschi appartiene a quell’insieme di architetture residenziali d’inizio Novecento che ancora testimoniano l’aspetto di Riccione agli albori del turismo. Fu costruita tra il 1900 e il 1910 in una zona di espansione della città che andava connotandosi, per i suoi canoni urbanistici e la marcata presenza di verde, come una vera e propria “città giardino”. In una seconda fase, verso il 1920, l’edificio venne completamente ristrutturato e al corpo centrale furono aggiunte la parte posteriore, dotata di torretta, e la dependance; venne inoltre impreziosito con gli elementi decorativi e i fregi floreali che gli conferiscono il ritmo e l’eleganza che oggi ammiriamo.

Nel 1919 la villa fu acquistata dalla famiglia Franceschi, appartenente a quella medio-alta borghesia emiliana che a Riccione scelse di costruire la propria dimora di villeggiatura.

I modelli architettonici di queste residenze si ispiravano al gusto eclettico affermatosi in Europa all’inizio del XX secolo, che comportava disinvolte contaminazioni tra gli stili più in voga come il Neoclassico, Neogotico, Liberty. L’accostamento di diversi stili e materiali tradizionali (legno e vetro) con altri innovativi (ghisa e cemento) trasformavano sobrie abitazioni in capolavori talvolta bizzarri.

In questa corrente formale si inserisce anche la realizzazione di Villa Franceschi. L’impianto architettonico dell’edificio è improntato a grande semplicità, con una nota di originalità data dall’ambiente finestrato al piano rialzato che si protende sul giardino col terrazzo soprastante, e della torretta sul retro col belvedere. Il maggior pregio dell’edificio è nelle decorazioni esterne realizzate in cemento, con una cura e una grazie che un materiale così apparente umile parrebbe non consentire. Probabilmente furono opera del cementista riccionese Guerrino Giorgetti, artigiano molto famoso per maestria e inventiva, le cui qualità furono qui espresse al meglio, specialmente nell’elaborata panca con i leoni alati. Nel giardino è ancora leggibile l’impianto iniziale della sistemazione a verde, con le alberature originali, il tipico pozzo coperto a capanna e la scenografica fontana posta al centro.

Il villino è entrato a far parte del patrimonio del Comune di Riccione negli anni Cinquanta per volontà testamentaria di Valentina Zugno, vedova Franceschi, ed è oggi sede della Galleria comunale di arte moderna e contemporanea. Restaurato secondo criteri filologici e predisposto dal 2005 alla finzione museale, ospita nelle sue sale, in felice accordo con le collezioni d’arte pubbliche, parte degli arredi originali.